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L'editing e la Bestia

  • lucaskywriter
  • 8 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

A volte è bene ravvivare gli intenti, quando la passione diventa lavoro. Recuperare le prime domande, vedere negli anni quanto e se sono cambiato nei confronti della spinta iniziale. Anni fa quando pensavo alla figura dell'editor l'idea era di un burattinaio che dall'alto muoveva i fili del romanzo. E in parte ho iniziato seriamente a intraprendere questo lavoro proprio perché quell'immagine non mi garbava granché e volevo creare una figura alternativa, che affiancasse chi il testo lo scriveva senza sentenziare dall'alto – o peggio ancora: senza che muovesse i fili in silenzio.

Ma, appunto, da allora sono trascorsi anni e di esperienze ne ho accumulate parecchie. E adesso ho una immagine differente per rappresentare il mio concetto di "fare" editing e di "essere" un editor.


L'editor e la Bestia
L'editor e la Bestia


Ecco il risultato, e cioè: quando mi arriva un testo – o meglio: quando inizio a leggerlo per la seconda volta, quindi dopo aver chiacchierato a dovere con chi lo ha scritto – non mi sembra più di stare da solo durante le varie fasi di lavoro, ma che accanto ci sia la Bestia e che questa prenda più o meno forma a seconda di come io stia procedendo con l’editing.


Ma cos’è – o chi è – la Bestia?


Ah, una precisazione: nell’immagine io sono quello seduto.


Dicevo: la Bestia è la vera tematica del romanzo o del racconto. Di solito, durante il primo giro di editing o la prima chiacchierata, tende a nascondersi o travestirsi, a lanciare un sassolino sul vetro e nel mentre scappare in cucina. Quando sono fortunato (perché ok ci si può illudere con i corsi, il talento, la bravura, ma senza la fortuna spesso si commette l’errore di scambiare un principio di cataratta per una visione approfondita del testo) riesco a intravederla mentre giro pagina o tra il puntino della i, e allora alza le mani iniziando a disvelarsi. Da lì comincia la vera sfida: rimpolpare la Bestia, far sì che esca attraverso le parole e, se così dev’essere, si risolva.


"Si scrive di qualcosa per parlare di qualcos’altro" è un concetto che ritorna spesso quando si "insegna" a scrivere o a leggere con consapevolezza. La Bestia è quel qualcos’altro che a volte chi scrive non riesce – per n motivi – a far emergere. È questa, secondo me, la motivazione che sprona a essere editor. In quanto alla Bestia, non c’è cattiva intenzione nel suo sguardo. È lì, osserva, a volte mugugna a volte sorride, in attesa di essere rivelata del tutto e/o risolta. E va bene così, la sua compagnia mi rasserena. È quando alzo lo sguardo e la Bestia non c’è che iniziano i problemi: sì certo la finestra mostra il paesaggio, ma più questo è ampio e meno il vero senso del romanzo è stato portato in superficie, e per chi fa editing un paesaggio ampio e soleggiato non è nient’altro che una distesa di solitudine.

 
 
 

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